di Carlo Benucci, Fonte Kataweb salute.
Tra pandemia ed emergenza economica. Sabato 12 novembre si svolgerà la quindicesima Giornata del Diabete. Un evento che, dalle piazze di numerose province di tutta Italia, coinvolgerà la popolazione in una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi.
Alla vigilia dell’evento, nella capitale, si sono dati appuntamento esperti e politici per tirare un bilancio dei risultati ottenuti e pianificare i progetti per il futuro.
Lo scenario che ne è emerso non è dei più incoraggianti. Il Italia il diabete colpisce il 5-6% della popolazione, mentre solo dieci anni fa interessava 4 italiani su 100.
Nel mondo sono circa 230 milioni le persone che convivono con questa
malattia, e si calcola che entro vent’anni raggiungeranno i 350
milioni. Una situazione molto delicata, aggravata dal fatto che il
tasso di diabete sta crescendo vertiginosamente anche nei paesi in via
di sviluppo, dove un miglioramento delle condizioni di vita non è
affiancato da una sensibilizzazione capillare e da una cultura della
sana alimentazione.
Anche nei paesi sviluppati, con particolare riferimento all’Italia, il
diabete registra dei tassi di crescita molto elevati e le misure per
arginarlo non sempre sono sufficienti, capillari o diffuse uniformante
sul territorio. In particolare, la riforma del Capitolo V della
Costituzione, quello che attribuisce, tra l’altro, larga autonomia alle
regioni in merito alla sanità, contribuisce ad aumentare il divario tra
i costi, le strutture e l’efficacia di intervento tra regione e
regione. La necessità di ulteriori finanziamenti, in questo periodo di
Finanziaria, per arginare questa patologia in larga espansione, è stata
sottolineata, a diverso titolo e con proposte differenti, da tutti gli
intervenuti al dibattito.
La spesa per curare il diabete necessita di oltre il 6% della spesa
sanitaria nazionale, cifra onerosa e di sempre più difficile
reperibilità, vista la delicata situazione economica del paese e
l’aumentare costante dei pazienti. È pertanto emerso un appello unanime
affinché il governo e il ministero della Salute dettino delle linee
guida volte a razionalizzare la spesa pubblica e a omogeneizzare i
servizi ospedalieri per diabetici sul territorio.
La razionalizzazione non deve unicamente riguardare le spese mediche
dirette. È necessario operare anche a monte, con una sensibilizzazione
della popolazione (che come in ogni patologia rappresenta il primo e
più importante passo per combatterla) e l’approfondimento, fin dalla
prima infanzia, di una cultura della sana alimentazione e dello sport
che troppo spesso sono lasciate alla responsabilità dei singoli e che
istituzioni come famiglia e scuola non riescono a insegnare.
“Occorre una cultura diabetologica per riconoscere i sintomi tramite
una diagnosi precoce” afferma il professor Leonardo Pinelli, delegato
della Consulta Italiana Diabete dell’Età evolutiva (CIDEV). “La
prevenzione primaria deve essere fatta nella scuola” seguendo il
modello di altri partner europei che già stanno percorrendo questa
strada con buoni risultati.
Chiare ed essenziali le linee guida presentate dal futuro presidente
della Diabete Italia Minieri. Il professore individua quattro priorità
nella lotta al diabete: la necessità di un forte impegno economico per
la ricerca; l’uniformazione dell’efficienza sanitaria in tutte le
regioni; la formazione del personale medico e paramedico e
l’organizzazione di percorsi assistenziali mirati che facilitino una
minore incisione sulla spesa pubblica.
Quattro misure fondamentali che si propongono l’ottimizzazione delle
risorse, non sempre sufficienti, a disposizione di medici e
associazioni, senza pretendere un ulteriore aumento di esborsi statali
che, anche se necessari, in questa contingenza non sembrano
realisticamente attuabili.
Più dure invece le posizioni delle associazioni che, particolarmente
nella figura della dottoressa Paola Rizzoli, presidente
dell’Associazione Italiana Diabetici (AID), chiedono al Parlamento
interventi concreti per una maggiore liberalizzazione e distribuzione
dell’insulina, che per un paziente diabetico rappresenta un vero e
proprio farmaco salva-vita, e invocano la reintroduzione in Finanziaria
del 5 per mille per la ricerca.
“Le associazioni sono prive di sostegno economico e finanziario”
afferma Rizzoli “pertanto non possono sobbarcarsi tutti gli oneri di
cui si fanno carico. Senza adeguati finanziamenti non è possibile
condurre questa politica di grande responsabilità”. Un messaggio chiaro
che si è già levato anche da altri ambienti, affinché il Parlamento, in
questi giorni di serrata discussione della Finanziaria, reintroduca la
possibilità di devolvere il 5 per mille alla ricerca.
Concilianti gli interventi dal mondo politico. La senatrice Emanuela
Baio Dossi della Commissione Igiene e Sanità afferma che il diabete è
anche un problema sociale e che pertanto è necessario il coinvolgimento
attivo della popolazione, oltre che del corpo medico e delle Asl. A
causa della crisi economica, afferma la senatrice, sarà difficile fare
un salto qualitativo, ma è comunque necessario porre le basi per
trasformare il paziente da spesa a risorsa.
Molto critico verso i tagli previsti dalla Finanziaria il senatore
Antonio Tommassini, che tuttavia condivide con la collega gli indirizzi
per il futuro: potenziamento della ricerca, promozione della formazione
e organizzazione razionalizzata e uniforme del sistema sanitario
regionale.
Insomma, la lotta al diabete è una delle sfide più delicate che il
mondo medico e politico devono affrontare. Una malattia in forte
espansione che ha l’ulteriore inconveniente di avere altissimi costi
per il bilancio dello Stato, ma che necessità indubbiamente di un
rinnovato impegno, sociale ed economico, da parte di privati e
istituzioni.
Le parole d’ordine per il futuro sono due: razionalizzazione e
informazione.
Solo attraverso una sensibilizzazione capillare, fin dai primi anni di
età, è possibile abituare le persone ad una vita sana e attiva, il
primo ingrediente per la prevenzione del diabete.
Ed è soltanto attraverso l’attenta e centellinata organizzazione delle
risorse disponibili, umane e finanziarie, che potrà essere posto un
argine efficace e solido contro l’espansione della patologia.
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