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Giornate intere al pc: che rischio per le gambe! PDF Stampa E-mail
Fonte fitmail.it - Giornate intere al pc: che rischio per le gambe! Prendersi cura delle gambe non è solo una questione estetica ma di salute. Insufficienza venosa e trombosi i disturbi da scongiurare Se l’estate è la stagione delle gambe, perché ci piace mostrarle, meglio se toniche e in piena forma, prendersi cura di loro deve diventare una buona abitudine tutto l’anno. Gambe sane non significa solo belle, ma anche efficienti, scattanti, senza tutti quei dolori che, soprattutto con il caldo, rendono più pesante la giornata. I disturbi più comuni delle gambe sono circolatori, quali pesantezza e gonfiore, formicolio, crampi, fragilità capillare, flebiti e varici. Uno dei più gravi è la cosiddetta insufficienza venosa, dovuta a uno “sfiancamento” dei vasi venosi, che in Italia colpisce milioni di persone, dal 10% della popolazione adulta al Nord fino al 15% al Sud, complice il clima. La maggior parte delle sue “vittime” sono le donne. Per curarla molte si affidano al fai da te: una scelta spesso inutile e dannosa.
L’insufficienza venosa, infatti, non è solo un inestetismo, ma la terza malattia più diffusa dopo allergie e ipertensione. Nella sua incidenza sono molti i fattori da tenere sotto controllo: il sovrappeso, il numero di gravidanze, la vita sedentaria, lo stare in piedi o seduti troppo a lungo, il caldo eccessivo, la familiarità per questo tipo di patologie. Tra i fattori di rischio c’è anche l’uso della pillola. Mentre voi, maschietti, attenti a non esagerare con la muscolatura: un muscolo troppo sviluppato gonfia le vene e apre le porte alla malattia. Campanelli d’allarme sono prurito, gonfiore, senso di pesantezza, ma il disturbo vero e proprio si manifesta con dolore, edema e varici che a lungo andare possono trasformarsi in ulcerazioni.
Un’altra patologia seria è la trombosi: si verifica quando si formano coaguli nelle vene profonde delle gambe e può essere fatale se parte del grumo si stacca e va a bloccare un vaso sanguigno nei polmoni. La condizione è stata soprannominata “sindrome della classe economica”, poiché i passeggeri dei voli intercontinentali spesso non hanno lo spazio per sgranchirsi le gambe; tuttavia, secondo le più recenti ricerche, colpisce soprattutto chi lavora in ufficio incollato davanti al computer.
Uno studio pubblicato sul New Zealand Medical Journal ha infatti rilevato che il 34% dei pazienti ricoverati in ospedale con emboli nelle vene aveva trascorso lunghi periodi in lavori sedentari. Una percentuale assai più alta rispetto all’1,4% dei pazienti che avevano viaggiato di recente su lunghi tratti aerei.
In effetti, oggi ci sono persone che lavorano fino a 12-14 ore al giorno, quasi sempre sedute. Tre o quattro ore senza alzarsi dalla sedia per molti è la norma. Un indice davvero preoccupante. Meglio darci un taglio, o no?

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